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 San Giorgio 

 

 

"I focaredi"

di Giovanni Mobilia

 

Al grido: «Viva San Giorgio! Viva il nostro Protettore!», Salvatore Adornato dà il via, come ogni anno, alla processione e all'inizio dei festeggiamenti in onore di S. Giorgio martire, patrono del paese.

La festa grande di san Giorgio può essere considerata per antonomasia la festa degli emigranti maropatesi: per loro, negli ultimi anni, è stata spostata dalla tradizionale prima domenica di luglio alla prima domenica di agosto.

 Più radicata nella memoria rimane, però, la festa piccola del Santo, quella del 23 aprile, perchè legata alle luminarie (focaredi), approntate con cura dalle famiglie dei vari rioni. Fascine di frasche vengono accatastate durante i giorni che precedono la festa, e la sera del 23 aprile, all'ora stabilita, vengono accesi i falò. Inizia una vera e propria gara a saltare tra le fiamme che s'innalzano tra fumo e scintille. Ragazzi, giovani e meno giovani, scavalcano il rogo, un tempo tra suoni di mandolini, chitarre e ciaramelle, oggi accompagnati dal suono meno melodico di tamburi, grancasse e piatti e dalla vorticosa danza dei due tradizionali giganti di cartapesta, Mata e Grifone.

Il tutto sotto gli sguardi divertiti degli spettatori dei paesi vicini, che non disdegnano l'offerta di un buon bicchiere di vino delle rinomate vigne di Mòrvani e Pescano.

I fuochi sono ciò che rimangono degli innumerevoli riti propiziatori primaverili pagani. Questi rituali di purificazione per mezzo del fuoco, sono caratteristici delle culture agrarie. Come il sole con i raggi, così il fuoco con le fiamme è il simbolo dell'azione fecondante, purificatrice e illuminatrice. Il salto del fuoco, per i maropatesi, acquistava la funzione di una vera e propria liturgia scaramantica, capace di allontanare tutti gli influssi negativi: fatture, jettattura, picciu e malocchio, sventure  che inesorabili si abbattono non solo sui raccolti e sulle attività economiche in genere, ma anche sulla vita sentimentale e sulla salute. 

Ecco allora che la ragazza saltava per trovare un buon marito, la madre di famiglia per vedere sistemati i propri figli, gli uomini per conservare la forza e la salute. Tutto veniva offerto a Santu San Giorgi, con la devozione semplice e pura di chi sapeva chiedere col cuore sulle labbra e con le lacrime agli occhi, di chi non si vergognava di esternare la propria fede e i propri sentimenti coran populo, battendosi il petto, o trascinadoci ai piedi dell'altare, ginocchioni, strisciando la lingua sul pavimento. 

Oggi questo rito pacifico non è più una forma di preghiera, ma solo un'occasione di incontrarsi e divertirsi, essendo l'antico animus popolare ormai scomparso, seppellito da ideali di effimere certezze e da un'imperante aridità morale.

 

La prima foto è del 1982, le altre sono del 1983.

(Cliccare sulle immagini per ingrandire) 

Articolo tratto da "L'EIA" , giornalino del Circolo Sociale Pensionati di Maropati, numero unico agosto 2000

 

 

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